Il 26 gennaio massimo Goldoni e Maurizio Danese, rispettivamente presidenti di Cfi e Aefi – Comitato fiere industria www.cfonline.net e Associazione esposizioni e fiere italiane www.aefi.it hanno lanciato un appello al Governo. Al centro della richiesta, in particolare, l’istituzione di corridoi pro-business per favorire l’internazionalità delle manifestazioni.
“Ci appelliamo al Governo affinché siano approntati con urgenza nuovi corridoi verdi per consentire anche a operatori internazionali vaccinati non Ema di partecipare alle fiere in Italia. Il rischio per la seconda industry fieristica europea è di perdere il proprio carattere internazionale – discriminante fondamentale per l’export delle imprese del made in Italy – lasciando il campo libero ai competitor tedeschi, che hanno già adottato programmi di ingresso anche in favore di operatori e buyer provenienti dai Paesi terzi con vaccini diversi da quelli riconosciuti dall’Agenzia europea del Farmaco, come rilevato dall’Auma l’associazione di riferimento per le fiere in Germania”.
I presidenti di Cfi e Aefi hanno ricordato il parere favorevole, espresso nei giorni precedenti all’appello dalla Camera su proposta dell’onorevole Benedetta Fiorini. Proposta che impegna a valutare protocolli specifici per l’ingresso di operatori internazionali con vaccini non riconosciuti da Ema. Una decisione che va nella direzione giusta, sottolineano Danese e Goldoni. Tuttavia occorre dare un seguito immediato agli obiettivi, perché allo stato attuale il sistema fieristico sta andando in ordine sparso alle prese con rinvii e forti difficoltà a mantenere il livello di internazionalizzazione richiesto dalle imprese.
“Servono regole chiare sulla falsariga di quelle tedesche, che prevedono la possibilità di accogliere gli operatori internazionali, senza quarantena e per un massimo di 5 giorni, in occasione di eventi fieristici”.
Le attuali regole in vigore in Italia, concludono i presidenti Cfi e Aefi, richiedono per le fiere vaccinazioni suppletive con vaccini riconosciuti da Ema. Si tratta, tuttavia, di disposizioni che scoraggiano chi deve venire in Italia comportando continue disdette di operatori, in particolare dei Paesi terzi che provengono da Asia e Russia. Sono circa 70 le manifestazioni rinviate in questo inizio di anno.
