Il 4 novembre, nell’ambito di Ecomondo 2025 (dal 4 al 5 novembre a Fiera di Rimini) e promossi dal Consiglio Nazionale della Green Economy 2025 e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, si svolgeranno gli Stati Generali delle green economy. Si tratta dell’evento con periodicità annuale che riunisce i protagonisti dell’economia decarbonizzata, circolare e che tutela il capitale naturale.
Durante l’evento – https://www.ecomondo.com/it – sarà presentata la Relazione sullo stato della green economy 2025 che contiene un focus sulla green economy europea, nel contesto della retromarcia del Presidente Trump e dell’accelerazione cinese. Nel documento anche un aggiornamento sulle principali tematiche strategiche della green economy in Italia.
Green Economy 2025: focus sulla decarbonizzazione
A presentare la Relazione sarà Edo Ronchi, presidente Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Ronchi dialogherà con Paolo Gentiloni, Co-Presidente della Task Force ONU sulla crisi del debito, Lucrezia Reichlin, economista della London Business School, e Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
“Dobbiamo valorizzare, e non buttare, i buoni risultati raggiunti. Dal 1990 al 2023 le emissioni di gas serra nella UE sono state tagliate del 37%: un successo ambientale, di rilievo mondiale, raggiunto in modo economicamente e socialmente sostenibile”, ha dichiarato Edo Ronchi.
In Europa la decarbonizzazione è un tema di grande interesse, Stiamo parlando, infatti, del continente che si sta scaldando più rapidamente, dove il 2024 è stato l’anno più caldo da oltre 100mila anni (+1,6°C rispetto ai livelli preindustriali). Gli eventi meteo estremi legati a questa crisi climatica sono arrivati a costare 738 miliardi di euro nel periodo 1980-2023. Gli alti costi della dipendenza dall’importazione di combustibili fossili sono, inoltre, un ostacolo alla competitività europea. Basti pensare che nel 2024 l’Ue ha speso ben 375,9 miliardi di euro per l’import di combustibili fossili.
Green Economy 2025: senza investimenti a rischio il green deal europeo
Per proseguire un’efficace transizione ecologica c’è la necessità di incrementare in modo consistente gli investimenti europei. Proprio il nodo delle risorse può essere, infatti, il driver di una possibile retromarcia sul green deal europeo. Il presidente della Fondazione ha inoltre sottolineato come ci sia ancora molto da fare. “Il Green Deal europeo è stato impegnativo e non privo di qualche errore, ma ha ottenuto risultati importanti e sostenuto la ripresa, dopo il crollo causato dal Covid-19. Il ruolo dell’Europa può essere rilevante per affrontare la crisi climatica globale, se continua a tagliare le emissioni, invece di tornare ad aumentarle, se svolge un ruolo di traino invece che di freno internazionale alla transizione climatica”.
