Tra i diversi distretti, il sistema fieristico che fa riferimento a Veneto/Trentino-Alto Adige/Friuli Venezia Giulia in questi anni si è fatto notare non solo grazie alle tante fiere specialistiche, ma al dinamismo degli enti organizzativi.
L’emergenza iniziata oltre un anno fa ha tuttavia colpito duro anche qui con fatturati a picco e un futuro incerto, nonostante la riapertura – almeno sulla carta – sia dietro l’angolo. Secondo gli esperti, però, da questo periodo “nero” potrebbero nascere sinergie o alleanze tra le diverse realtà locali, importanti per dare una spinta alla ripartenza del tessuto economico regionale.
Ne è prova la lettera promossa da Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, insieme ai colleghi presidenti di Emilia-Romagna e Lombardia, Stefano Bonaccini e Attilio Fontana, inviata al governo per chiedere sia ristori per il settore fieristico sia favorirne la riapertura.
Proprio alle prossime riaperture del sistema fieristico il 15 giugno, che riguarda tutte le regioni in fascia, guardano i quartieri espositivi del Nord-Est per cercare di salvare il secondo semestre 2021. Nonostante la prossima ripresa che vede in programma alcuni importanti eventi, gli organizzatori non si fanno illusioni e sanno che per tornare ai fatturati pre Covid bisognerà attendere almeno fino al 2023.
Si ritorna quindi all’importanza del modello federativo, al quale aveva guardato con interesse il Veneto, attraverso l’assessore allo Sviluppo economico, Roberto Marcato, alcuni anni fa, ma del quale non se ne era fatto poi nulla.
Ma, come già ricordato, il Covid ha sparigliato le carte e lo scenario del sistema fieristico è profondamente cambiato e si torna a parlare non solo di fusioni societarie, ma soprattutto di joint venture o partnership. Operazioni che hanno come obiettivo la razionalizzazione dei costi e dei calendari evitando sovrapposizioni.
Qualcosa su questo fronte si sta muovendo. Veronafiere, ad esempio, considerato il principale quartiere fieristico dell’area Nord-Est con oltre 105 milioni di euro di ricavi pre Covid, ha dimostrato interesse a varcare i confini regionali.
Un interesse che fa leva sulle specializzazioni tipiche del territorio, come il marmo, il wine&food, la filiera agricola e agroalimentare. Ne sono un esempio Vinitaly, definitivamente spostata al 2022, ma presente il prossimo ottobre con la Special Edition destinata al B2B in formula ibrida. Sempre a Veronafiere sarà invece in presenza il Motor Bike Expo, che si svolgerà dal 18 al 20 giugno.
In tema di partnership del sistema fieristico, dopo la fusione nel 2016 con Rimini, Vicenza ha dato vita a Italian Exhibition Group, quotato in Borsa e attualmente terzo polo fieristico a livello nazionale, con quasi 180 milioni di euro di fatturato nel 2019 e 79,8 nel 2020. Oggi il gruppo sta lavorando a un’ulteriore operazione, l’aggregazione con BolognaFiere, che dovrebbe finalizzarsi entro giugno.
