Presidente Danese: dall’ intervista rilasciata a Fiere Italiane

Presidente Danese

Presidente Danese cosa avete fatto e cosa state facendo per far ripartire il settore delle fiere?

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Abbiamo collaborato con le diverse categorie e il Governo. Abbiamo avuto incontri con diversi ministeri e con il premier Giuseppe Conte. Il nostro settore avrebbe dovuto chiudere a un miliardo di fatturato. Ne abbiamo invece perso l’80%, un dato che il Governo ha fatto fatica inizialmente a recepire. In seguito con il ministeri competenti – Maeci e Mibact – hanno riservato investimenti importanti, oltre ai finanziamenti Simes a fondo perduto. Abbiamo lavorato parecchio tutti insieme per arrivare a questo obiettivo.

Stiamo oggi dialogando in modo pressante con il Governo per toglierci dal tema del “de minimis” che rischia di vanificare questo risultato.

Il limite del contributo pubblico che era a 800mila euro è stato portato a un milione e 800mila, il ristoro dei costi fissi da 3 milioni è passato a 10 milioni. Un investimento importante che aiuterà i diversi poli fieristici, a parte i poli Milano, Bologna, Verona e Rimini che perdono 160/170 milioni di euro e che purtroppo verranno sotto ristorati.

Per questo chiediamo al Governo una deroga alla Commissione sul de minimis.

Non vorremmo diventare preda di qualche operatore straniero che non avrà gli stessi obiettivi dello stato italiano a promuovere il made in Italy nel mondo.

Presidente Danese può darmi una data, anche indicativa, su una futura ripresa delle attività fieristiche?

Buona parte delle manifestazioni è stata di fatto annullata o spostata nel secondo semestre, meglio verso la fine di questo periodo.

Rimane però molta incertezza legata non solo all’evoluzione della pandemia, ma anche all’andamento della campagna vaccinale. Questo è un ostacolo in più per la riapertura.

Sicuramente ci sarà la possibilità di aprire qualche fiera nazionale; più difficile invece per quello che riguarda la parte internazionale e la mobilità dei buyer e degli espositori.

Stiamo investendo parecchio per ripartire nel 2021, anche nel digitale. Si tratta di un fattore importante e anche di un’opportunità, che la pandemia ha accelerato in modo rapido. Noi crediamo che il digitale non sarà un sostituto degli eventi in presenza, ma un compagno di viaggio, per avvicinare i clienti e gli espositori e tenerli in contatto anche nei mesi post fiera.

Usciti dalla pandemia, quale sarà il futuro delle fiere? Sarà possibile portare le manifestazioni anche dentro il perimetro delle città?

Abbiamo già molti esempi significativi. Ad esempio il Salone del Mobile di Milano o il Vinitaly di Verona.

In Italia abbiamo cultura, territorio, cordialità: valori che vanno messi al servizio delle fiere. Generiamo un indotto e un valore aggiunto importanti. Quindi sì, penso che ci apriremo sempre più alle città e al territorio.

Sempre più fiere b2b ma anche b2c, dunque?

Sì, ci saranno sempre più fiere b2b che durante il loro svolgimento si apriranno alla città.

Presidente Danese, un espositore ci ha confidato che il grosso del business non si fa durante le ore della fiera, ma nel post fiera. E’ questa la tendenza?

Sì, e questo conferma che il digitale è importante, ma non sostituisce la manifestazione e il dopo manifestazione in presenza. E il territorio su questo gioca un ruolo fondamentale.

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