Se la prima parte del convegno romano del 7 giugno, per celebrare i 40 anni di Aefi, “Internazionalizzazione e turismo: 2 capitali fieristici al servizio del made in Italy”, è stata dedicata alla presentazione della ricerca Prometeia “L’impatto del turismo fieristico in Italia”, la seconda invece ha riguardato Aefi e turismo con l’impatto economico del turismo fieristico.
Un comparto che attiva in Italia un valore della produzione di oltre 10 miliardi di euro l’anno, pari a un valore aggiunto di 4,8 miliardi di euro, con un impatto occupazionale stimabile in circa 90mila addetti. Ovvero, ogni euro speso dai visitatori delle manifestazioni, genera 2,4 euro in produzione e 1,1 euro di valore aggiunto per l’economia turistica nazionale.
Aefi e turismo: la ricaduta sul Pil
A dirlo ancora un rapporto Prometeia per l’Associazione Esposizioni e Fiere Italiane, che per la prima volta ha realizzato uno studio sull’impatto del turismo fieristico in Italia. Secondo l’indagine i viaggi legati al segmento attivano una spesa annua di beni e servizi turistici di 4,25 miliardi di euro l’anno (di cui 204 milioni di imposte al consumo), creando valore aggiunto per quasi 2 mld di euro.
A ciò si aggiungono 1,5 miliardi di Pil legati all’impatto indiretto sulle imprese “a monte” della supply-chain turistica, e un beneficio indotto (derivante dai consumi degli addetti della filiera attivati) pari ad altri 1,4 miliardi di euro di valore aggiunto.
Una forma di viaggio – quella fieristica – che, secondo le stime Prometeia, incide per il 4% sull’intera spesa turistica “tipica” effettuata in Italia, grazie ai 20 milioni di visitatori registrati ogni anno (il 2,5% sul totale dei viaggi turistici in Italia).
Il valore della produzione annuo delle fiere italiane si attesta a 1,4 miliardi di euro, con 3.700 addetti diretti. Sono 267 le manifestazioni internazionali e 264 quelle nazionali/locali previste nel 2023, con flussi di visitatori che dovrebbero riportarsi sui livelli pre-pandemia (circa 20 milioni di visitatori certificati, di cui 1,5 milioni dall’estero). La permanenza media è di quasi una notte per visitatore, dato che sale a 2,5 notti per gli stranieri, mentre la spesa media si attesta a 170 euro al giorno (235 euro per gli stranieri).
Aefi e turismo: un “potenziale” non sfruttato
Secondo Giuseppe Schirone, coordinatore Prometeia: “L’industria fieristica attrae in modo continuativo un turismo alto-spendente con un budget di spesa giornaliero dei visitatori fieristici superiore del 60% a quello del turista medio. Già oggi contribuisce in modo rilevante all’economia turistica complessiva. In termini occupazionali, ad esempio, a 47mila euro di spese turistiche dei visitatori fieristici corrisponde un posto di lavoro nella filiera nazionale. E alcune simulazioni condotte nel corso dell’analisi – sulla base degli elevati effetti moltiplicativi stimati – suggeriscono che il “potenziale turistico” delle fiere https://www.aefi.it/it/ non sia ancora completamente sfruttato”.
“Abbiamo voluto mappare uno dei più interessanti effetti macroeconomici aggiuntivi rispetto al business in fiera generato dalle imprese partecipanti. Il turismo fieristico si conferma una leva ad alto valore aggiunto, in grado di crescere ancora molto in maniera direttamente proporzionale allo sviluppo delle nostre manifestazioni, a patto che ognuno – dalle amministrazioni agli esercenti – faccia la propria parte sul fronte dei servizi, della logistica e dell’ospitalità”, è il commento del presidente Aefi, Maurizio Danese.