In questo primo scorcio di 2021 Cfi https://cfionline.net ha fatto il punto su quello che oramai viene definito come l’”annus horribilis” dell’industria fieristica mondiale.
Secondo numerose indagini, a livello mondiale il fatturato del comparto, rispetto al 2019, è letteralmente crollato.
Vengono infatti sottolineate le flessioni che hanno interessato i diversi Paesi. A partire dal 76% relativo al mercato italiano, al 68% della Germania, al 73% della Francia. Sta meglio la Cina con il 50% grazie alla riapertura delle attività fieristiche nel secondo semestre; malissimo invece, nella stessa area geografica, Hong Kong con l’83%.
Secondo gli stessi analisti la perdita di fatturato registrata dagli organizzatori indipendenti, non proprietari dei quartieri fieristici, risulta in percentuale inferiore. Questo perché riferibile ai soli costi fissi ed eventuali indennizzi dovuti a garanzia.
Le previsioni 2021 Cfi
Se quello che abbiamo appena visto è lo stato dell’arte, enti e organizzatori guardano al 2021 con speranza.
Attualmente, tuttavia, considerato l’andamento dell’emergenza e gli effetti delle misure antivirali (inclusi i vaccini), si può ritenere che la ripresa delle attività fieristiche iniziare in modo soddisfacente e significativo non prima del mese di settembre.
Una considerazione realistica, viste che molte manifestazioni calendarizzate nel primo semestre del 2021, sono state riprogrammate nella seconda parte.
Ne è un esempio Made Expo www.madeexpo.it che questa settimana è slittato dal 17 al 20 marzo al nuovo periodo che va dal 22 al 25 novembre.
Alla luce di questi nuovi cambi di date, ritengono gli analisti, si può ipotizzare che nel 2021 il fatturato complessivo del comparto possa attestarsi intorno al 40/45% rispetto a quello registrato nel 2019.
Le previsioni 2021 Cfi e gli stessi analisti, ritengono che l’avvio di ripresa in Italia si registrerà solo nel 2022 con fatturato pari al 60/65% di quello registrato nel 2019.
Se vanno indicate delle cause per questa tendenza, in primis ci sono le difficoltà economiche degli espositori con ricaduta sugli spazi espositivi venduti (fenomeno già registrato con la crisi 2008/2013). Seguono quindi gli effetti dei limiti e delle preoccupazioni alla libera circolazione delle persone e lo sviluppo della virtualizzazione delle fiere nei confronti delle nuove generazioni di operatori.