Qualche giorno fa sono stati Virginio Merola e Andrea Gnassi, rispettivamente i sindaci di Bologna e Rimini, a spiegare l’operazione – decisamente complessa – relativa alla fusione tra la Fiere Rimini e Bologna www.riminifiera.it e www.bolognafiere.it.
Un’operazione che permetterebbe la nascita del principale operatore italiano, capace di competere a livello internazionale. Ma le difficoltà relative all’auspicata fusione non sembrano di poco conto. Tanto che sarà necessaria una prosecuzione dell’istruttoria.
Hanno spiegato nella nota stampa i due sindaci: «In relazione al processo di aggregazione delle due società Bologna Fiere e Italian Exhibition Group Rimini e i due quartieri fieristici di Fiere Rimini e Bologna, con l’obiettivo di consolidare e rafforzare il ruolo di leading player nei prossimi anni in Italia e nel mondo, la complessità di tutti gli elementi tecnici e amministrativi richiede il proseguimento istruttorio e della discussione in corso. La riprenderemo con un nostro incontro già nei primi giorni dell’anno nuovo».
Il 20 dicembre erano arrivate alcune anticipazioni sul tanto atteso progetto di fusione tra le Fiere Rimini e Bologna da parte del dorso bolognese de il Corriere della Sera. Il quotidiano aveva previsto un via libera da parte del cda di Bologna entro la fine dell’anno e quello dei soci per fine febbraio.
Secondo il Corsera la nuova realtà avrebbe potuto debuttare sul listino di piazza Affari già all’inizio di maggio 2021, ma alla luce delle ultime decisioni e di una prosecuzione dell’istruttoria, i tempi si allungano.
Sempre il Corriere della Sera aveva anche anticipato l’organigramma della futura società. Nel board sarebbero presenti Lorenzo Cagnoni (Fiera di Rimini) con la carica di presidente e Gianpiero Calzolari (Fiera di Bologna) come vice. Antonio Bruzzone (BolognaFiere) e Corrado Peraboni (Ieg) i due amministratori delegati.
La nascita di Fiere Rimini e Bologna è stata salutata anche da Confindustria Emilia-Romagna. Come dichiarato dal presidente Pietro Ferrari lo scorso ottobre, questo progetto mette in condizioni il comparto fieristico regionale, penalizzato dall’ambivalenza tra Bologna e Rimini, di competere con Milano, la realtà fieristica più importante.
«Le fiere sono tra i settori che hanno più patito negli ultimi mesi. Per l’Emilia-Romagna un processo di aggregazione è fondamentale e può essere utile al Paese».