Il 19 marzo si è svolta a Veronafiere l’assemblea generale di Aefi 2022 – Associazione esposizioni e fiere italiane dove è stato tratteggiato lo stato dell’arte del comparto, reduce da due anni difficili.
Nel 2019, ultimo anno statisticamente utile per rilevare la portata dello strumento fieristico per il made in Italy, il sistema generava business per 60 miliardi di euro l’anno, a fronte di un fatturato del settore di un miliardo di euro.
Secondo l’associazione, che rappresenta il 96% delle manifestazioni internazionali che si svolgono in Italia, nei 4 anni precedenti l’emergenza, la seconda industry d’Europa, e quarta al mondo, aveva compiuto passi decisivi, in particolare in favore dell’internazionalizzazione.
L’aumento delle manifestazioni b2b e gli investimenti degli associati di Aefi 2022, che negli anni si sono trasformati in organizzatori diretti, hanno incrementato numericamente e qualitativamente la portata globale degli eventi, superando quota 200.
In particolare, dal 2016 al 2018 il numero di manifestazioni internazionali è cresciuto dell’11%. Di pari passo il trend sul numero degli espositori, aumentati nel periodo considerato del 49%, in rappresentanza dei settori campioni dell’export tricolore. Un doppio filo, quello tra l’export e le fiere, che si evince nella geografia dei quartieri sede di grandi eventi internazionali, in grado di attirare circa 10 milioni di operatori l’anno di cui 1,6 milioni stranieri, dato – quest’ultimo – in crescita del 44%.
Gli obiettivi per i prossimi anni
Secondo il presidente di Aefi 2022 Maurizio Danese è necessario per il sistema fieristico italiano, ma anche per il made in Italy, tornare entro il prossimo biennio ai numeri realizzati prima del Covid, “quando per ogni euro investito dalle imprese se ne generavano 60 di business e 23 di indotto. Un effetto moltiplicatore riconosciuto dal Governo e dal Parlamento, con cui abbiamo stretto un rapporto di vera alleanza durante l’emergenza. Non è un caso se oggi, grazie ai ristori e al superamento del regime de minimis, il segno meno dell’Ebitda è stato in gran parte colmato, anche se in relazione alle perdite totali mancano all’appello ancora 100 milioni di euro”.
Ma i ristori sono stati un valido strumento di difesa ma non di crescita. Due dunque le priorità per il rilancio: la rimodulazione dei fondi Pnrr destinati al turismo con un capitolo di spesa esclusivo in favore del rinnovamento in chiave green delle fiere; la revisione, non più procrastinabile, della classificazione catastale dei quartieri fieristici ai fini Imu. “Chiediamo in sintesi – ha concluso Danese – che i padiglioni fieristici possano considerarsi unità immobiliari che assolvono ad una chiara funzione di interesse generale ed essere perciò esclusi dalla tassazione”.
Le risposte del ministro Massimo Garavaglia ad Aefi 2022
Il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, presente in assemblea, ha dichiarato “Se metà dell’export italiano passa dal sistema fieristico, bisogna per forza sostenere le fiere perché da lì passa la competitività dell’Italia. Per questo le risorse messe in campo ammontano a circa 500 milioni di euro. Di questi il 63% dei primi 350 milioni è già stato erogato, mentre i rimanenti 150 milioni di euro sono stati erogati all’84%”. In merito alle priorità del settore illustrate dal presidente Aefi, il ministro si è mostrato possibilista in tema di Imu e di fondi Pnrr dedicati esclusivamente all’industria fieristica.
