Secondo i dati UFI – Global Association of the Exhibition Industry, che riunisce i proprietari e le organizzazioni nazionali ed internazionali dell’industria fieristica, il 20% delle imprese italiane ha chiuso in rosso. Mentre oltre una su 2 ha visto il proprio profitto dimezzarsi.
Inoltre almeno un’azienda italiana su 5 rischia di chiudere nei prossimi 6 mesi se le fiere non ripartiranno.
Ma quali sono i principali ostacoli che impediscono la riapertura delle manifestazioni fieristiche? Secondo gli intervistati il principale resta la disponibilità di imprese e visitatori a partecipare ad appuntamenti fisici (64%). Seguono l’attenuarsi delle attuali misure che limitano i viaggi (63%) e quelle relative alla sicurezza stabilite a livello locale (52%).
Per Maurizio Cozzani, amministratore delegato di Eurostands, azienda storica nel settore degli allestimenti e dell’architettura temporanea: «Le fiere sono fondamentali per l’economia: rappresentano una vera e propria vetrina che ci permette di far conoscere i raffinati prodotti che nascono in Italia a tutto il resto del mondo.
Appena sarà possibile, siamo pronti a ripartire mettendo sempre la sicurezza al centro di ogni nostro allestimento. La situazione del comparto è sicuramente molto difficile, ma Eurostands è riuscita a resistere reinventandosi da subito, con nuovi prodotti e nuovi mercati.
Il vero punto di forza? La capacità di saper costruire e progettare all’interno della propria fabbrica. E non ci fermiamo: in questo momento vogliamo rilanciare la nostra abilità produttiva sul design made in Italy guardando soprattutto all’Oriente dove già da tempo alcune manifestazioni stanno riaprendo. Ad essere cambiate sono anche le esigenze del pubblico: ecco allora che occorre puntare su nuovi modi per coinvolgere i visitatori facendoli sentire sicuri in un ambiente accogliente. Per farlo, abbiamo ampliato il nostro laboratorio di idee e affidato a designer e architetti lo sviluppo di progetti per rendere sicuri gli spazi aperti al pubblico».
Sempre secondo i dati UFI, infatti, negli Emirati Arabi e in Cina, la fiducia per il futuro sembra essere maggiore. In particolare nel primo Paese, 7 addetti ai lavori su 10 pensano che si ritornerà a una normale attività a partire da metà 2021. In Cina nessun intervistato prospetta un giugno senza fiere contro il 13% del campione italiano, ma per il 47% l’attività sarà necessariamente ridotta.
Nel Bel Paese, invece, quelle che si aspettano di tornare a un livello normale di attività già a giugno sono il 37% e, in generale, una su 2 crede che le fiere riapriranno le loro porte nel secondo semestre del 2021.
