Imprese e addetti purtroppo rimasti esclusi dal decreto Ristori approvato dal Governo nell’ambito della pandemia Covid. Purtroppo con il ritorno dell’emergenza sanitaria sono tante le aziende – la stima parla di oltre 500 imprese specializzate – e tanti gli addetti – circa 120mila addetti del comparto allestimenti fieristici, congressistici – oramai fermi da 9 mesi.
Un intero settore – che comprende anche mostre, concerti ed eventi in generale – che oramai è in ginocchio. E la causa sono le categorie che non rientrano nei “famosi” codici Ateco riportati negli allegati dei Dpcm.
Stiamo parlando di imprese specializzare, spesso di piccola dimensione, in grado di offrire tutti quei servizi di progettazione, costruzione, allestimento “chiavi in mano” di stand, padiglioni, o palchi nel caso dei concerti. Come già ricordato sopra, si parla di circa 120mila addetti tra diretti e indiretti, in grado di generare un fatturato che lo scorso anno ammontava a circa 2 miliardi di euro.
Ne ha parlato La Repubblica il 21 novembre, ricordando come Nino Buscemi, commercialista di Milano, abbia raccolto le richieste degli operatori dei settori coinvolti facendosi promotore delle loro istanze e cercando di far arrivare queste richieste a Roma.
Il cosiddetto “decreto Ristori” – ovvero il decreto legge del 28 ottobre – sono state introdotte altre e nuove misure per la tutela della salute e sostegno ai lavoratori ed alle imprese. Un decreto che però non coinvolge tutti. Infatti, come sottolinea Buscemi a La Repubblica, il decreto prevede che «per gli operatori dei settori economici interessati dalle nuove misure restrittive è riconosciuto un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti che dichiarano di svolgere come attività prevalente una di quelle riferite ai codici Ateco, una combinazione alfanumerica che identifica una attività economica approvata dall’Istati in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, le Camere di Commercio e altri enti».
Tuttavia, continua Nino Buscemi, «nell’allegato al decreto legge, e anche in quelli successivi, manca il codice di una delle attività maggiormente colpite dalle misure restrittive emanate: appunto il settore degli allestitori fieristici, concertistici e congressistici; delle mostre e degli eventi in genere».
Ed è proprio questo che i rappresentanti delle aziende, che rientrano in questi settori chiedono al Governo. Ovvero l’emanazione di un provvedimento specifico, in attesa che l’Istat definisca un codice appropriato.
Sempre Buscemi ricorda che la maggior parte delle imprese dei settori coinvolti è inattiva da metà febbraio – inizio del primo isolamento -, con una perdita di fatturato che nel periodo marzo/agosto ha superato il 90%.