Anche nel 2019, dal 1 al 4 febbraio sarà Artefiera ad aprire la stagione fieristica per il settore artistico. E non poteva essere diversamente, per la kermesse di arte moderna e contemporanea che ha visto la luce nel lontano 1974.
Organizzata sotto la guida di Simone Menegoi, nuovo direttore artistico, continua il rapporto con Bologna, e non a caso è possibile trovare spunti interessanti un po' ovunque anche in città.
Molti i nomi che daranno vita alle iniziative: Silvia Fanti, curatrice bolognese (oltre che artista sicuramente poliedrica) sarà il collante di una serie di attività sia interne alla fiera che all’esterno, con il preciso intento di accrescere ulteriormente il connubio fra Arte Fiera e città; chiaro l’intento di rompere le barriere (non è forse questo, il fine dell’arte?). Se questo è possibile in una città, sicuramente Bologna è la più adatta in assoluto!


Tutti i progetti scelti per Oplà Performing Activities sono italiani: potremo “fare un giro” sulla Fiat 127 allestita dall’artista sardo Cristian Chironi che in collaborazione con Bologna Drive, darà la sua versione del famoso motto di Le Corbusier “una casa è una macchina per abitare”. Un modo per vedere, da un punto di vista insolito, il tema del viaggio, della mobilità, e della abitazione stessa. 
Per chi invece cerca una esperienza davvero particolare bevendo qualcosa, imperdibile il Love Bar, di Alex Cecchinetti. Ubicato all’uscita della fiera, è una sorta di spazio e ambiente sospeso, fuori dal tempo. In questo ambiente, perfino i ruoli si mischiano: lo spettatore diventa anche performer, storie e drink si susseguono senza uno schema. Estremizzando il concetto, il bancone del bar diventa una sorta di paleo-palcoscenico.
Un ulteriore esempio di cosa ci si possa aspettare (in senso molto positivo) viene offerto da Cesare Pietroiusti. La sua mostra, chiamata “Artworks that ideas can buy”, permetterà ai visitatori di comprare le sue opere. Il prezzo? le idee! Un modo tanto semplice, quanto geniale, di rivalutare l’ingegno e la creatività, oggi spesso compresse da un grigiore comune, che pare voler schiacciare chi provasse a distinguersi dalla massa, anche solo per affermare la propria identità.
Un ulteriore contributo al legame ArteFiera – Bologna, lo offre Nico Vascellari, con la sua “caccia al tesoro”. Sarà lo stesso artista, infatti, a nascondere oggetti rimossi dalla fiera in luoghi noti solo a lui. Duplice il risultato: fare riscoprire la città in un modo davvero insolito, e attribuire un nuovo significato all’oggetto stesso: lo stesso contesto, infatti, ne cambia lo spirito.
Citiamo, in ultimo Davide Ferri, che curerà l’esposizione temporanea “Solo figura e sfondo”, grazie alla contemporanea prima edizione di Courtesy Emilia Romagna. La necessità di rapportarcisi al territorio emiliano con occhio critico ,considerandolo un vero e proprio museo diffuso (peraltro ricco di risorse artistiche e culturali) ha condotto all’ideazione di questa nuova ricorrenza all’interno della fiera, con un nuovo curatore ed un nuovo concept per ogni edizione. Infine, lo spazio e il tempo saranno immobilizzati dal progetto a cura di Flavio Favelli, dal titolo “Hic et Nunc”.

 

 


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